mercoledì 25 aprile 2012

(Maledetta) primavera in arrivo

Forse una volta riuscivo a godermela di più, la vita.

Al termine di quello che verrà ricordato come l'Aprile più freddo degli ultimi trent'anni, la primavera sembra finalmente farci il favore di arrivare. E io dove sono? A saltellare in mezzo ai campi? A godermi tardivo il risveglio della natura?

E soprattutto, lui dov'è? Ha orgogliosamente gridato: "Chi se ne frega del calcio il 25 Aprile dopo settimane di pioggia, prendo la mia stressatissima futura consorte e la porto in giro a distendere i nervi"?

Naturalmente no, è allo stadio a perdere la voce, in fila come una brava pecorella. E io ho una casa da pulire, che domani arrivano altri mobili.

C'è qualcosa di molto sbagliato in tutto questo.

giovedì 29 marzo 2012

The end

Ho preso la laurea magistrale. In corso. Questo martedì. Con 110 e lode.

O forse sto solo sognando senza riuscire a svegliarmi.

mercoledì 29 febbraio 2012

Silenzio assordante

Nausea. Una sensazione. Quella sensazione. Che non doveva esserci, mai più. E invece c'è. E non sai come gestirla. Non sai che fare. Decisioni che influiscono sul resto della vita. Non hai nemmeno le forza di piangere. Nessuno dovrebbe prendere decisioni definitive. Non dovrebbero esistere.


Dove sei?

sabato 25 febbraio 2012

Ordine e caos

C'è che a volte c'è bisogno di mettere ordine nel caos.

Di non avere la scrivania e l'anima piene di fogli poggiati lì da chissà quando, pieni di una vita che va così veloce da non riuscire quasi ad afferrarla.

C'è bisogno di respirare, ritornare a vedere il colore della scrivania, ritornare a vedere te stessa sul fondo di un cocktail alla pesca, nell'aria frizzante di una sera di fine Febbraio, nella mozzarella che fila sulla pizza.

E poi ti rendi conto che hai passato la giornata sola con i tuoi pensieri, con il caos che hai dentro, tentando di dargli un senso riempiendo buste di spazzatura cartacea e mangiando troppi cioccolatini.

E hai bisogno di volare. Di perderti con lui in una dimensione che non visiti da tempo. Di dimenticare i corridoi dell'università, le file in segreteria, le dottorande presuntuose che si credono chissà chi, che misurano il loro valore dal numero di virgole corrette agli altri. Di andare lontano da tutto questo, almeno per una sera.

Di essere te stessa, di vivere la vita invece di lasciartela scivolare addosso, di passare la notte in piedi per piacere e non per dovere, una volta tanto.

C'è sempre bisogno di perdersi un po', prima di ritrovarsi.

martedì 22 novembre 2011

Random

Buio. Note melancoliche, mai sentite ma familiari. Uno stato d'animo che mi ha accompagnata per anni, e dal quale ogni tanto è quasi confortante farsi riprendere. Lacrime spezzate. Sogni infranti. Il mio mondo in pezzi, mille e mille volte. Ha un che di liquido e poetico, poter ritornare a quella parte di me sapendo che c'è anche questa. Quella innamorata, che sta per sposare un ragazzo di cui guarda le foto nel cellulare la sera prima di dormire, come un'adolescente alla prima cotta.

Non sono mai stata brava a dare un senso o un titolo ai post. Mi piace scrivere random, senza interrompere il flusso dei pensieri o dargli una direzione.

"Io intanto scrivo, poi vediamo che direzione prende"
"Veramente dovresti prima darti uno schema, è così che si dovrebbe fare di solito"

Oh beh, e chi l'ha detto poi? A me è sempre piaciuto sparare parole a caso, persa nel flusso inarrestabile dei pensieri. Sono sempre stata così, incapace di contenere quello che affiora sulla punta della lingua. E quando sono costretta a tacere, è come se il peso delle parole non dette potesse farmi esplodere.

Zitta zitta, che è ora di crescere ed essere responsabile.

(chissà se ce la farò mai...)

giovedì 27 ottobre 2011

In bianco (di vino e vestiti)

Che poi certe sere escono così. Un bicchierino di prosecco, qualche canestrello. E i vestiti. Organza, raso, seta di ogni genere. Rami di fiori, punti luce. Forse sono solo le bollicine che parlano. Però mi piace farmi trasportare dalle bollicine. Mi rendono loquace. Stasera non so come va, ma le dita vanno da sole. Uscirà una schifezza. Chissà.

Non so nemmeno io cosa voglio scrivere. Mi mancano le parole. Non scrivo mai. Non mi piace. Vorrei avere fiumi di parole, come direbbe qualcuno. So solo che in un buchetto di scantinato, con le mani che mi urtavano il soffitto mentre mi cambiavo, mi sono sentita bella. Per un attimo non ho pensato alla mia faccia che non mi soddisfa mai. Ho accarezzato un ricamo, sollevato una gonna. Sono salita su una nuvola, e scendere mi è dispiaciuto. Cosa sono questi jeans? Non li voglio, sono nata per indossare tutto questo bianco. Tutta questa luce. Nient'altro. Non voglio nient'altro.

Sarà lui? Chissà. Voglio togliermi ogni dubbio, ma poi... Poi tornerò in quello scantinato, a guardarmi nello specchio sul soffitto, e a pensare che sì, sto bene da ogni angolazione, e tutti gli altri per quanto belli sono niente.

Quando il cuore ti indica la strada da percorrere, tutto il resto è niente.

lunedì 26 settembre 2011

Datemi un lavoro. Subito.

Trovarsi alle tre di notte a guardare Joey Potter nell'eterna scelta tra Peacy e Dawson NON è sano.

Guardare un'altra puntata del polpettone melodrammatico che ha accompagnato la mia adolescenza la sera dopo, recuperandola da una cartella che si chiama "cose di Vale", è ancora più folle.

Manco al call center m'hanno voluta. "Ma come, stanno prendendo cani e porci!!". Ah - ah. Questo sì che mi consola, grazie tante.

Sono un essere socialmente inutile, come ha detto il mio incoraggiante futuro marito.

Mi fa troppo schifo studiare ancora e lavorare con ridicoli contrattini a termine da due soldi.

Datemi un lavoro, e la possibilità di comprare una Guess subito, senza sentirmi in colpa se costa cinque euro in più rispetto a quanto avevo preventivato.

Autocompatimento mode on. Che palle.