sabato 23 novembre 2013

Vecchie abitudini e nuove presenze

Che poi lo sapevo, che avrei smesso di scrivere. Il tran tran quotidiano quasi mi fa dimenticare chi sono, chi ero, persa in un lavoro che prende sempre più tempo, che mi succhia tutte le energie, fisiche e mentali. Ma adesso il mio corpo mi impone uno stop. O meglio, mio figlio mi impone uno stop.

Ebbene sì, quel qualcuno che avremmo fabbricato noi, come cianciavo nell'ultimo post, ora è qui nella mia pancia a dirmi cosa posso mangiare, quanto devo muovermi, come devono svolgersi le mie giornate. In realtà anche le nottate, visto che una corsa in tangenziale alle quattro del mattino non l'avevo mai fatta, o meglio, non certo per correre verso un pronto soccorso in preda al panico, con il timore che la vita di mio figlio stesse affogando nel sangue. E invece lui era lì, con il suo cuoricino che batteva forte, quasi indifferente a tutto il casino che ci aveva involontariamente creato.

E così eccomi qui, bloccata tra letto-divano-bagno per almeno una settimana, a vomitare i miei pensieri nell'etere come una volta. Pensieri che d'ora in poi (chissà, forse per tutto il resto della mia vita) saranno orientati verso mio figlio.

E quindi...

venerdì 17 maggio 2013

Alla fine (non) sono sempre la solita

Iniziare blog piena di buone intenzioni sbrilluccicose è la mia specialità. Aggiornarli ehm... ehm...

L'ultimo post risale alle sera prima del mio matrimonio. Il matrimonio. Quella giornata bellissima per la quale ti prepari un anno prima, che quasi ti fa dimenticare che il matrimonio vero non sono i confetti, il vestitone a meringa, le bomboniere e quant'altro. Il matrimonio sono le bollette da pagare, il mutuo che arriva inesorabilmente ogni mese, tornare la sera scazzata dal lavoro e dover pure cucinare per questo tizio che è tornato più scazzato di me perché stamattina, nella fretta, mi sono dimenticata di pulire/lavare/fare qualcosa.

Oh, a proposito di lavoro. Alle fine è arrivato. E che lavoro, anche se detta così pare che guadagni chissà quanto. Prendo due soldi, ma faccio il mio lavoro. Alla fine sono diventata sul serio (finché dura) un'educatrice professionale. E mi piace. Certi giorni lo odio, certi giorni torno a casa piangendo e con la voglia di spaccare tutto, certi giorni mi chiedo perché cavolo non ho fatto un lavoro più tranquillo, dietro la scrivania come fanno tutti. Ma sotto sotto lo adoro, mi fa sentire viva, mi fa sentire che quegli anni buttati sui libri sono serviti a rendere migliore la vita di qualcuno.

E abbiamo un cane. Una bellissima trovatella color nocciola presa dal canile quando aveva pochi mesi, che ci ha distrutto calzini, perizomi, cavi del cellulare, auricolari, pezzi dell'aspirapolvere, ma che ci ha riempito la casa, oltre che di peli, di un'allegria che prima mancava. Una casa senza un pelosetto non era una casa.

E boh. Dopo questa seconda estate da sposini, proveremo a ingrandire ulteriormente la famiglia. Solo che stavolta non si tratta di un pelosetto, ma di qualcuno che fabbricheremo noi.

L'ho già detto oddio?

Oddio!!!

martedì 26 giugno 2012

La vigilia del cambiamento

Cosa posso scrivere che non banalizzi questo momento? Nulla temo. I pensieri lucidi verranno dopo, ora sono solo su una giostra bellissima, piena di luci scintillanti che attende solo me per partire. Solo noi.

Noi che da domani saremo una cosa sola.

Domani mi sposo.

E non c'è nient'altro da aggiungere.

mercoledì 25 aprile 2012

(Maledetta) primavera in arrivo

Forse una volta riuscivo a godermela di più, la vita.

Al termine di quello che verrà ricordato come l'Aprile più freddo degli ultimi trent'anni, la primavera sembra finalmente farci il favore di arrivare. E io dove sono? A saltellare in mezzo ai campi? A godermi tardivo il risveglio della natura?

E soprattutto, lui dov'è? Ha orgogliosamente gridato: "Chi se ne frega del calcio il 25 Aprile dopo settimane di pioggia, prendo la mia stressatissima futura consorte e la porto in giro a distendere i nervi"?

Naturalmente no, è allo stadio a perdere la voce, in fila come una brava pecorella. E io ho una casa da pulire, che domani arrivano altri mobili.

C'è qualcosa di molto sbagliato in tutto questo.

giovedì 29 marzo 2012

The end

Ho preso la laurea magistrale. In corso. Questo martedì. Con 110 e lode.

O forse sto solo sognando senza riuscire a svegliarmi.

mercoledì 29 febbraio 2012

Silenzio assordante

Nausea. Una sensazione. Quella sensazione. Che non doveva esserci, mai più. E invece c'è. E non sai come gestirla. Non sai che fare. Decisioni che influiscono sul resto della vita. Non hai nemmeno le forza di piangere. Nessuno dovrebbe prendere decisioni definitive. Non dovrebbero esistere.


Dove sei?

sabato 25 febbraio 2012

Ordine e caos

C'è che a volte c'è bisogno di mettere ordine nel caos.

Di non avere la scrivania e l'anima piene di fogli poggiati lì da chissà quando, pieni di una vita che va così veloce da non riuscire quasi ad afferrarla.

C'è bisogno di respirare, ritornare a vedere il colore della scrivania, ritornare a vedere te stessa sul fondo di un cocktail alla pesca, nell'aria frizzante di una sera di fine Febbraio, nella mozzarella che fila sulla pizza.

E poi ti rendi conto che hai passato la giornata sola con i tuoi pensieri, con il caos che hai dentro, tentando di dargli un senso riempiendo buste di spazzatura cartacea e mangiando troppi cioccolatini.

E hai bisogno di volare. Di perderti con lui in una dimensione che non visiti da tempo. Di dimenticare i corridoi dell'università, le file in segreteria, le dottorande presuntuose che si credono chissà chi, che misurano il loro valore dal numero di virgole corrette agli altri. Di andare lontano da tutto questo, almeno per una sera.

Di essere te stessa, di vivere la vita invece di lasciartela scivolare addosso, di passare la notte in piedi per piacere e non per dovere, una volta tanto.

C'è sempre bisogno di perdersi un po', prima di ritrovarsi.