martedì 18 marzo 2014

Maledetta primavera

Quest'anno la primavera sta arrivando in anticipo, i prati sono in fiore, il sole splende alto nel cielo e le giornate diventano sempre più tiepide.

E io? Che fine ho fatto io, dopo questo lungo e schifoso inverno?

Anch'io sento la primavera, metto foglie che non c'erano, tendo i rami al sole. Ma temo di aver ricevuto il concime sbagliato, i miei rami sono storti, deviati. Tendono in una direzione che non mi aspettavo. Chissà se riuscirò mai a crescere dritta, un giorno.

(maledetta, MALEDETTA primavera!!!)

martedì 11 febbraio 2014

Mancanze

Sai piccolo mio, è passato un mese e mezzo da quando ci siamo separati, e la mia vita in qualche modo sta andando avanti. Ho fatto un po' di analisi per capire cosa ti è successo, ma ancora il quadro non è completo, l'ospedale purtroppo tarda molto e questa cosa mi abbatte.

Intanto abbiamo iniziato la ricerca del tuo fratellino, ma non so come va. Ho l'impressione che il mio corpo non faccia più il suo dovere. Sai, è come se mi avessero dato il corpo di un'altra, ma senza libretto di istruzioni.

Eri tu che non potevi sopravvivere amore mio? O la difettosa sono io? Chissà se è stato il mio corpo a farti del male, in qualche modo. Vorrei tanto che arrivassero tutti questi risultati una volta per tutte, che la pazienza non è mai stata una delle mie qualità.

Mi manchi tanto amore.

giovedì 2 gennaio 2014

Non c'è battito

Sai melino mio, adesso lo so. Che tu non leggerai mai queste parole. Che eri lungo meno di quattro centimetri quando il tuo minuscolo cuoricino ha smesso di battere. E poi mi chiedo che senso ha scriverle, scriverti, sapendo che non ci sei.

Il punto è che tu c'eri. Sono tornata a casa dopo che in sala operatoria hanno separato il tuo corpicino dalla mia pancia che ti aveva accolto, e ho sentito la tua assenza. Non avrei mai potuto pensare di amare così tanto qualcuno che nemmeno conoscevo, che non ho potuto stringere a me. Non avrei mai immaginato che si potesse sentire così tanto l'assenza di qualcuno non ancora nato. Tu c'eri. C'eri nelle mie giornate, c'eri quando evitavo di mangiare salame, c'eri quando andavo in piscina e ti dicevo di nuotare piano con me, c'eri quando ti cantavo le canzoncine anche se non potevi ancora sentirmi e ti promettevo che saremmo stati felici insieme.

Forse lo saremo, un giorno. Ovunque tu sia, spero che le mie parole ti raggiungano comunque. Spero che il mio amore ti raggiunga comunque.

Per sempre.

Addio melino mio, o forse arrivederci, è stato bello essere la tua mamma, anche se per così poco.

sabato 23 novembre 2013

Mamma? Chi io?

Ciao puntino. Chi ti scrive è - ehm- la tua mamma.

Ok dai, non mi sento credibile così. Ricominciamo.

Mio caro melino, quella che ti scrive è una ragazzina nel corpo di una trentunenne che ha passato la vita a sentirsi inadeguata. Una pasticciona che pensa sempre di poter fare meglio, che non è mai contenta di se stessa, che vuole fare sempre di più. E che spera che questo non incida sulla tua vita. Sai melino mio, in questo momento sono bloccata tra il letto e il divano perché due notti fa ci hai fatto prendere un bello spavento, e io e tuo padre siamo saltati dal nostro lettone all'ospedale in un battibaleno. E ti penso. E ti scrivo.

La verità è che sono tua madre, anche se ancora mi sembra incredibile. Eppure lo sono. Una mamma. Sono tua madre dal momento in cui il display del test di gravidanza mi annunciava la tua presenza che già sentivo dentro di me. Sono la tua mamma dal momento in cui ho pianto per te, per la paura di perderti. E sono ancora qui a sperare che un giorno tu possa leggere queste parole, e magari pure prendermi in giro, perché faccio la parte della cinica ma sotto sotto sono una sciocca sentimentale.

Chissà se ti piacerò, o se penserai che sia stata una sfiga nascere da me. Da parte mia ti prometto che ci metterò tutto l'impegno possibile, che cercherò di essere la migliore mamma del mondo, che cercherò di essere alla tua altezza. Che cercherò di fare di te una brava persona. Che cercherò di renderti migliore di me.

Adesso ti saluto melino mio. Tuo padre è di là che mi impasta le piadine. Oh, lui ti piacerà vedrai. La prossima volta ti parlerò un po' di come ci siamo conosciuti e di quello che lui è per me. Arriverai in una famiglia piena di amore, te lo prometto.

Ti faccio tante carezze, ma solo perché i bacetti non posso ancora darteli. A presto melino mio, fai il bravo là dentro.

Vecchie abitudini e nuove presenze

Che poi lo sapevo, che avrei smesso di scrivere. Il tran tran quotidiano quasi mi fa dimenticare chi sono, chi ero, persa in un lavoro che prende sempre più tempo, che mi succhia tutte le energie, fisiche e mentali. Ma adesso il mio corpo mi impone uno stop. O meglio, mio figlio mi impone uno stop.

Ebbene sì, quel qualcuno che avremmo fabbricato noi, come cianciavo nell'ultimo post, ora è qui nella mia pancia a dirmi cosa posso mangiare, quanto devo muovermi, come devono svolgersi le mie giornate. In realtà anche le nottate, visto che una corsa in tangenziale alle quattro del mattino non l'avevo mai fatta, o meglio, non certo per correre verso un pronto soccorso in preda al panico, con il timore che la vita di mio figlio stesse affogando nel sangue. E invece lui era lì, con il suo cuoricino che batteva forte, quasi indifferente a tutto il casino che ci aveva involontariamente creato.

E così eccomi qui, bloccata tra letto-divano-bagno per almeno una settimana, a vomitare i miei pensieri nell'etere come una volta. Pensieri che d'ora in poi (chissà, forse per tutto il resto della mia vita) saranno orientati verso mio figlio.

E quindi...

venerdì 17 maggio 2013

Alla fine (non) sono sempre la solita

Iniziare blog piena di buone intenzioni sbrilluccicose è la mia specialità. Aggiornarli ehm... ehm...

L'ultimo post risale alle sera prima del mio matrimonio. Il matrimonio. Quella giornata bellissima per la quale ti prepari un anno prima, che quasi ti fa dimenticare che il matrimonio vero non sono i confetti, il vestitone a meringa, le bomboniere e quant'altro. Il matrimonio sono le bollette da pagare, il mutuo che arriva inesorabilmente ogni mese, tornare la sera scazzata dal lavoro e dover pure cucinare per questo tizio che è tornato più scazzato di me perché stamattina, nella fretta, mi sono dimenticata di pulire/lavare/fare qualcosa.

Oh, a proposito di lavoro. Alle fine è arrivato. E che lavoro, anche se detta così pare che guadagni chissà quanto. Prendo due soldi, ma faccio il mio lavoro. Alla fine sono diventata sul serio (finché dura) un'educatrice professionale. E mi piace. Certi giorni lo odio, certi giorni torno a casa piangendo e con la voglia di spaccare tutto, certi giorni mi chiedo perché cavolo non ho fatto un lavoro più tranquillo, dietro la scrivania come fanno tutti. Ma sotto sotto lo adoro, mi fa sentire viva, mi fa sentire che quegli anni buttati sui libri sono serviti a rendere migliore la vita di qualcuno.

E abbiamo un cane. Una bellissima trovatella color nocciola presa dal canile quando aveva pochi mesi, che ci ha distrutto calzini, perizomi, cavi del cellulare, auricolari, pezzi dell'aspirapolvere, ma che ci ha riempito la casa, oltre che di peli, di un'allegria che prima mancava. Una casa senza un pelosetto non era una casa.

E boh. Dopo questa seconda estate da sposini, proveremo a ingrandire ulteriormente la famiglia. Solo che stavolta non si tratta di un pelosetto, ma di qualcuno che fabbricheremo noi.

L'ho già detto oddio?

Oddio!!!

martedì 26 giugno 2012

La vigilia del cambiamento

Cosa posso scrivere che non banalizzi questo momento? Nulla temo. I pensieri lucidi verranno dopo, ora sono solo su una giostra bellissima, piena di luci scintillanti che attende solo me per partire. Solo noi.

Noi che da domani saremo una cosa sola.

Domani mi sposo.

E non c'è nient'altro da aggiungere.