sabato 17 maggio 2014

Moonlight sonata for my sons

Beethoven mi accompagna stasera, proprio come tanti anni fa. Ho sempre adorato la sonata al chiaro di luna, è così dolce e malinconica. Vorrei saper suonare il piano per poterla far uscire dalle mie dita.

Questo è il momento più duro della mia vita. Non sono mai, mai stata tanto triste in vita mia. Tanto sull'orlo del baratro come ora. So che c'è di peggio. Ma io mi sento come se scalassi una montagna altissima. Ogni volta che faccio qualche metro verso la cima, qualcuno mi prende a calci e mi ributta ancora più giù.

Sempre più giù... Proprio come le beta che sicuramente in questo momento stanno calando in picchiata verso lo zero, ancora una volta. E insieme a loro anche il mio umore. Mi sto trasformando in una persona che non voglio essere, in una persona che non ero più da tanto tempo.

Solo che ora non posso permettermelo. Non ho più vent'anni. Sono sempre stata forte, ho affrontato un inferno da sola, perché questo non riesco ad affrontarlo?

Non ce la faccio. Non più. Non da sola. Inutile negarlo, è tempo di chiedere aiuto. Altrimenti la cima di quella montagna non la vedrò mai.

venerdì 9 maggio 2014

E poi cadi, ancora e ancora

E poi un altro piccolo ti lascia, senza nemmeno il tempo di farsi conoscere. Senza nemmeno il tempo di arrivare alla prima visita, macchie marroni, corsa al pronto soccorso e una stupida ginecologa che ti dà speranze davanti a un'ecografia con un embrione in ritardo di crescita di ben tre settimane, e senza battito. Quand'è che i medici hanno perso la capacità di essere realisti? Da quando aborto è diventata una parolaccia impronunciabile?

E così ho avuto un altro aborto. Nemmeno tu, piccolino, ce l'hai fatta. Le mie speranze di diventare mamma iniziano a vacillare, anche se non lo ammetto. Fuori mi mostro forte, sicura che ce la farò. Ma ho tanta, tantissima paura di cadere lungo la strada, di non trovare mai una soluzione a tutto questo, al perché le mie gravidanze finiscano prima del tempo.

E ho voglia di uccidere tutti quelli che mi dicono che succede perché sono troppo nervosa, negativa o chissà che altro. Come se mi procurassi gli aborti con la forza del pensiero, per la miseria. Come se fosse colpa mia.

Ma perché doveva succedermi tutto questo?

martedì 15 aprile 2014

Come si cambia (per non morire)

Gli uccellini cinguettano, c'è il sole e oggi ho l'intera giornata per me, niente lavoro oggi. Che ogni tanto c'è anche bisogno di fermarsi.

E tu, tu... Sei là nella mia pancia che cresci ignaro di tutto. Ok, prima o poi dovevo farlo. Iniziare a fare i conti con il fatto che ci sei.

Volevo chiederti perdono. Scusami se fatico a legarmi all'idea che tu ci sia, scusami se a volte dimentico totalmente di essere incinta.  

Incinta...

Sembra quasi una parola magica. Incinta? Chi, io? Sai piccolo, la mia mente quasi rifiuta l'idea che il mucchietto di cellule che crescono nella mia pancia diventerà il mio bambino adorato, la mia mente è stanca di soffrire, e mi protegge. Avevi un piccolo fratellino che ha smesso di crescere nella mia pancia, lasciandomi con un dolore che non avrei mai creduto potesse essere così forte. Per questo ora ho il terrore di legarmi a te, perché non voglio soffrire ancora così tanto.

Ma tu, tu sei più forte di tutto, vero? Tu non andrai via come il tuo fratellino sfortunato, tu continuerai a crescere nella mia pancia, entrerai prepotentemente nella mia vita prendendomi a calci, uscirai dalla mia pancia solo quando sarai pronto a conoscermi.

La mente cerca con tutte le sue forze di dimenticare che ci sei, di proteggermi, di fare in modo che non mi leghi a te.

Ma la verità è che ti amo già, piccolo. Non posso farne a meno, è un amore troppo potente per essere fermato.

(non lasciarmi anche tu, ti prego, ti prego...)

martedì 18 marzo 2014

Maledetta primavera

Quest'anno la primavera sta arrivando in anticipo, i prati sono in fiore, il sole splende alto nel cielo e le giornate diventano sempre più tiepide.

E io? Che fine ho fatto io, dopo questo lungo e schifoso inverno?

Anch'io sento la primavera, metto foglie che non c'erano, tendo i rami al sole. Ma temo di aver ricevuto il concime sbagliato, i miei rami sono storti, deviati. Tendono in una direzione che non mi aspettavo. Chissà se riuscirò mai a crescere dritta, un giorno.

(maledetta, MALEDETTA primavera!!!)

martedì 11 febbraio 2014

Mancanze

Sai piccolo mio, è passato un mese e mezzo da quando ci siamo separati, e la mia vita in qualche modo sta andando avanti. Ho fatto un po' di analisi per capire cosa ti è successo, ma ancora il quadro non è completo, l'ospedale purtroppo tarda molto e questa cosa mi abbatte.

Intanto abbiamo iniziato la ricerca del tuo fratellino, ma non so come va. Ho l'impressione che il mio corpo non faccia più il suo dovere. Sai, è come se mi avessero dato il corpo di un'altra, ma senza libretto di istruzioni.

Eri tu che non potevi sopravvivere amore mio? O la difettosa sono io? Chissà se è stato il mio corpo a farti del male, in qualche modo. Vorrei tanto che arrivassero tutti questi risultati una volta per tutte, che la pazienza non è mai stata una delle mie qualità.

Mi manchi tanto amore.

giovedì 2 gennaio 2014

Non c'è battito

Sai melino mio, adesso lo so. Che tu non leggerai mai queste parole. Che eri lungo meno di quattro centimetri quando il tuo minuscolo cuoricino ha smesso di battere. E poi mi chiedo che senso ha scriverle, scriverti, sapendo che non ci sei.

Il punto è che tu c'eri. Sono tornata a casa dopo che in sala operatoria hanno separato il tuo corpicino dalla mia pancia che ti aveva accolto, e ho sentito la tua assenza. Non avrei mai potuto pensare di amare così tanto qualcuno che nemmeno conoscevo, che non ho potuto stringere a me. Non avrei mai immaginato che si potesse sentire così tanto l'assenza di qualcuno non ancora nato. Tu c'eri. C'eri nelle mie giornate, c'eri quando evitavo di mangiare salame, c'eri quando andavo in piscina e ti dicevo di nuotare piano con me, c'eri quando ti cantavo le canzoncine anche se non potevi ancora sentirmi e ti promettevo che saremmo stati felici insieme.

Forse lo saremo, un giorno. Ovunque tu sia, spero che le mie parole ti raggiungano comunque. Spero che il mio amore ti raggiunga comunque.

Per sempre.

Addio melino mio, o forse arrivederci, è stato bello essere la tua mamma, anche se per così poco.

sabato 23 novembre 2013

Mamma? Chi io?

Ciao puntino. Chi ti scrive è - ehm- la tua mamma.

Ok dai, non mi sento credibile così. Ricominciamo.

Mio caro melino, quella che ti scrive è una ragazzina nel corpo di una trentunenne che ha passato la vita a sentirsi inadeguata. Una pasticciona che pensa sempre di poter fare meglio, che non è mai contenta di se stessa, che vuole fare sempre di più. E che spera che questo non incida sulla tua vita. Sai melino mio, in questo momento sono bloccata tra il letto e il divano perché due notti fa ci hai fatto prendere un bello spavento, e io e tuo padre siamo saltati dal nostro lettone all'ospedale in un battibaleno. E ti penso. E ti scrivo.

La verità è che sono tua madre, anche se ancora mi sembra incredibile. Eppure lo sono. Una mamma. Sono tua madre dal momento in cui il display del test di gravidanza mi annunciava la tua presenza che già sentivo dentro di me. Sono la tua mamma dal momento in cui ho pianto per te, per la paura di perderti. E sono ancora qui a sperare che un giorno tu possa leggere queste parole, e magari pure prendermi in giro, perché faccio la parte della cinica ma sotto sotto sono una sciocca sentimentale.

Chissà se ti piacerò, o se penserai che sia stata una sfiga nascere da me. Da parte mia ti prometto che ci metterò tutto l'impegno possibile, che cercherò di essere la migliore mamma del mondo, che cercherò di essere alla tua altezza. Che cercherò di fare di te una brava persona. Che cercherò di renderti migliore di me.

Adesso ti saluto melino mio. Tuo padre è di là che mi impasta le piadine. Oh, lui ti piacerà vedrai. La prossima volta ti parlerò un po' di come ci siamo conosciuti e di quello che lui è per me. Arriverai in una famiglia piena di amore, te lo prometto.

Ti faccio tante carezze, ma solo perché i bacetti non posso ancora darteli. A presto melino mio, fai il bravo là dentro.